SRI LANKA 
In Sri Lanka, a seguito del devastante tsunami del 26 dicembre 2004, il problema dell'acqua potabile, insieme ai morti, alle devastazioni, alla paura, si è affacciato nella vita di quelle popolazioni tanto duramente colpite dall'onda.
Lo tsunami infatti ha invaso i pozzi, colmato le falde, contaminato le fonti con fango, terra e ogni sorta di rifiuti e detriti. Ha inquinato l'acqua utilizzata per bere, cucinare e lavarsi.
Questa era la situazione di molte zone dello Sri Lanka all'indomani del disastro.
Il COSV si è mosso, insieme a tante altre associazioni e istituzioni, nell'immediatezza della tragedia. Fra queste era presente anche ARPA che in Italia ha il compito istituzionale di controllo e monitoraggio delle diverse componenti ambientali, tra cui la risorsa acqua.
Dal momento che in Sri Lanka era proprio l'acqua una delle risorse più colpite e a rischio era urgente individuare le fonti e controllare lo stato e la disponibilità di acqua potabile per la popolazione.
COSV e ARPA insieme hanno così avviato un progetto con l' obiettivo di verificare e monitorare le falde acquifere e la distribuzione di acqua potabile nei distretti di Galle, Matara e Ampara, nell'estremo sud del Paese.
Dopo questo primo intervento per lo Sri Lanka l'acqua resta ancora un nodo cruciale per poter uscire dall'emergenza e fare fronte a nuove esigenze emerse dopo la ricostruzione di nuovi insediamenti.
MOZAMBICO 
Anche per il Mozambico l'acqua è una risorsa determinante e spesso di difficile reperimento; anche per questo Paese e per i suoi abitanti, avere accesso a questa risorsa non è sempre facile né agevole.
Il COSV opera in questo Paese dal lontano 1982 ed ha avviato dal 2004 un progetto in una delle regioni più povere del Mozambico, lo Zambesia, nel centro-nord, e precisamente nel piccolo centro di Lugela .
La sanguinosa guerra civile conclusasi nel 1992 per «esaurimento», per stanchezza dei due eserciti contendenti da lasciato una terribile eredità: i morti erano stati quasi un milione, gli sfollati e i rifugiati erano oltre cinque milioni, gli orfani erano oltre due milioni.
Lugela, area già povera, seguì le sorti del paese peggiorando ancora, se possibile la sua condizione. Oggi a Lugela manca tutto, ma soprattutto manca l'acqua. O per meglio dire manca un acquedotto, mancano le strutture in cui far confluire e raccogliere l'acqua, mancano le condizioni igieniche primarie per garantire un utilizzo delle risorse idriche sicuro e senza rischi per la salute.
E' per garantire il potenziamento della rete idrica e il miglioramento delle condizioni di sicurezza nell'accesso all'acqua che il COSV ha avviato il Progetto Lugela .
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Testimonianza di Maria, 32 anni di Galle
Testimonianza di Jamina, 12 anni di Lugela