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Cultura - Fotografia

MOZAMBICO

Il COSV opera in Mozambico dal lontano 1982 ed ha realizzato decine di progetti soprattutto nel settore agricolo, idrico-sanitario ed educativo.
Ha poi avviato un progetto “speciale” a cui è molto affezionato grazie al quale la storia e la memoria di questo splendido Paese viene impressa, diffusa e quindi tramandata attraverso la fotografia.

Da 24 anni infatti il COSV sostiene la scuola di fotografia, il CDFF, per la formazione di giovani fotografi a Maputo (capitale del Paese) e questo Istituto è ormai quasi autosufficiente e riconosciuto come un centro importante per la formazione dei giovani.
In tutto questo tempo ha formato alcune generazioni di fotografi che oggi lavorano nei giornali e nella televisione del Paese. Il suo direttore da sempre, Ricardo Rangel, unanimemente considerato il padre e il maggior rappresentante della fotografia mozambicana è il più illustre tra i fotografi africani, ha continuato a mantenere ottimi rapporti con la scuola, coltivando la speranza di nuove collaborazioni.
E' a partire dal 2000 che Ricardo propone al COSV l'idea di strutturare e sostenere l'organizzazione di un grande archivio fotografico in cui possano essere raccolte, catalogate e digitalizzate tutte le immagini che a partire dalla fine del 1800 rappresentano e raccontano la storia del Paese (L'Archivio Fotografico del Mozambico).
Le fotografie dell'archivio, giacevano da anni dentro infinite vecchie scatole di cartone, disposte su innumerevoli scaffalature del CDFF con il grave rischio che si deteriorassero per l'usura del tempo e andasse così persa irrimediabilmente parte della memoria storica di un'intera Nazione.
Oltre 400.000 immagini che raccontano lungo il corso degli anni pezzi di vita, momenti cruciali, fasi storiche del Mozambico: dalle donne, alla vita nelle città e nelle campagne; dai bambini, al patrimonio botanico di quelle regioni; dal colonialismo, all'indipendenza; dalla scuola, al cinema, al teatro; dalla guerra, alla pace, alla sfida per il futuro.
400.000 immagini che sono sopravissute per 100 anni, che negli anni si sono moltiplicate e che oggi costituiscono una vere e propria storia per immagini del Mozambico dell'ultimo secolo.
La proposta era allettante, il progetto ambizioso e il Cosv ha accettato la sfida: un archivio storico di immagini, perfettamente ordinato, aperto a tutti e da tutti fruibile.
Da subito bisognava organizzare un reparto di digitalizzazione: scanner, computer, tecnici che incominciassero la poderosa opera di catalogazione e di archiviazione.
Bisognava predisporre e strutturare un data base in grado di ospitare le immagini digitali e organizzarle per argomenti e temi;
Bisognava pensare e realizzare le modalità di accesso per i futuri utenti e allestire strumenti e luoghi per la ricerca informatica, compreso un sito internet.
Bisognava partire da questo. Ma con chi? Con quali risorse finanziari e umane?

Il progetto è sufficientemente importante per convincere i donatori, i finanziatori. E' sufficientemente ambizioso per reperire persone capaci e disposte a lavoraci sopra.
Oggi il progetto è avviato, i finanziamenti in parte recuperati, le persone trovate.
C'è Oreste, un vecchio amico del Cosv, un tecnico informatico di prim'ordine che con entusiasmo ha lavorato su vecchi computer e con la sapienza di un alchimista, ha saputo riadattarli per le nuove esigenze del progetto.
C'è Michela, una brava fotografa che fa la volontaria e mette a disposizione dell'archivio le sue capacità e la sua professionalità nel controllo di qualità di ogni foto che verrà digitalizzata.
Ci sono altre persone, tante, che a vario titolo e con varie mansioni collaborano al progetto, alla ricostruzione e alla cura di questa memoria.
Ci sono anche alcuni studenti della scuola CDFF che partecipano e contribuiscono a questa opera di ricostruzione e di archiviazione con le loro conoscenze fresche di studi.
La stanza dove si lavora è disadorna, quello che serve sono le macchine, i computer che con diligenza fotografano, riproducono e archiviano le immagini tutti o giorni. Ogni sera questa stanza torna spoglia e vuota: le macchine e i computer vengono, tutte le sere ritirati e protetti in un locale inaccessibile (i furti a Maputo sono pratica quotidiana ed è necessario proteggere le macchine, il lavoro, le memorie). Poi, al mattino di ogni mattina, bisognerà ricostituire l'efficienza dello studio per permettere agli operatori di proseguire nel loro lavoro di archiviazione.

Ad oggi sono oltre 40.000 le immagini archiviate (il 10% del patrimonio totale), e molto resta ancora da fare. Ma queste sono già disponibili per un'utenza che si fa giorno dopo giorno più numerosa e interessata, Scuole, università, giornali, televisione e anche le Istituzioni pubbliche possono accedere all'archivio, ricercare, trovare e scaricare i documenti fotografici più interessanti. Con una piccola spesa le fotografie possono essere stampate e consegnate a chi ne fa richiesta.
E' stato anche predisposto e messo in linea un sito che può fornire sull'web, tutti i servizi e le possibilità di ricerca che si forniscono in loco: un patrimonio fotografico per un'utenza virtualmente mondiale.
L'archivio oggi prepara e organizza mostre, fornisce servizi, partecipa e contribuisce con il suo lavoro all'educazione dei giovani attraverso i racconti visivi della loro storia, remota e recente.
A raccontare della bontà di questo progetto sono le decine e decine di richieste che quasi quotidianamente vengo fatte da giornali e Università. A quest'ultime, e su richiesta, possono essere messi a disposizione e donati interi settori dell'archivio che trattano temi specifici e di particolare rilevanza per gli indirizzi di studio e ricerca dei diversi atenei.

Tutto qui, questo è il progetto dell'archivio fotografico del Mozambico della sua storia e di quello che ancora resta da raccontare.
Raccontiamo di un progetto tutto culturale. Raccontiamo qui di un progetto sulla memoria e sulla decisiva importanza, per un paese come il Mozambico, di raccoglierla e di preservarla anche e soprattutto per il proprio futuro.

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